Tecnologia e Psicologia: quando il telefono diventa la nostra ombra

La diffusione della tecnologia dalla telefonia mobile ad internet sempre con noi ad esempio, ha creato, un impatto senza precedenti nelle vite e nella società con innegabili vantaggi per quasi tutte le persone proprio grazie al fatto di essere un mezzo estremamente accessibile. L’utilizzo di internet, grazie anche ai device sempre più performanti ed economicamente a disposizione degli utenti, è entrato ormai, nella quotidianità di molti di noi, tanto da farci credere di non riuscire più poterne fare a meno.

Come la Tv ed il Pc, anche il telefonino, cellulare o smartphone, è uno strumento tecnologico di crescente uso che, come dimostrano recenti studi, è anche un oggetto verso il quale si può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza.

La tecnologia cresce e con essa anche il numero ed i modelli di cellulari, nonché di servizi offerti attraverso il telefonino, ma oltre ai vantaggi che questa porta con se, numerose sono le situazioni problematiche che ci fanno assistere all’aumento di casi di quella che, in alcuni paesi, è già diventata una “malattia sociale” e che è stata definita “telefonino-dipendenza” o “cellulare-addiction”.

dipendenza smartphone disturbi psicologici

Ma facciamo un passo indietro. Se pensiamo alle origini i cambiamenti socio-psicologici della comunicazione telefonica hanno avuto davvero una storia incredibilmente vivace e dinamica.

Il mercato della telefonia mobile è stato protagonista di trasformazioni sociali profonde, tanto da attribuire nuove funzioni psicologiche al cellulare rispetto a quelle svolte dal telefono tradizionale. Infatti, oltre alla rapidità di diffusione che lo ha portato ad essere uno strumento per tutti, indipendentemente dall’età o dallo status socio-economico, anche lo sviluppo di crescenti ed innumerevoli caratteristiche tecniche, ci portano a dare specifiche riflessioni riguardo alle principali funzioni sociali e psicologiche che il telefonino attualmente assolve.

Da subito, il cellulare veniva identificato come strumento essenziale, alla portata di pochi, il cui possesso assolveva alla funzione di rendere costantemente rintracciabili in tempo reale un numero privilegiato di utenti socialmente impegnati ed importanti”. Con la sua diffusione il telefonino ha cominciato a rispondere e ad alimentare il bisogno di essere vicini, superando i confini dello spazio e del tempo, trasformando profondamente le possibilità delle relazioni quotidiane, favorendo la possibilità di aumentare le occasioni di intimità e, insieme anche quelle di violazione della libertà e degli spazi personali. Sono cresciute le funzioni tecniche e insieme si sono trasformate anche le funzioni sociali e psicologiche tanto che oggi il cellulare è uno strumento che accompagna, aiuta ad organizzare e gestire ogni momento della giornata, dal lavoro (con le agende, le sveglie, le rubriche, l’orologio) ai momenti di svago (con i giochi, le fotocamere, le videocamere), fino a farlo diventare uno strumento che riveste almeno tre importanti funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale, che a quella relazionale.

Tra le principali funzioni psicologiche del cellulare c’è quella di regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni.

Tramite l’uso del telefonino, ci si può avvicinare o allontanare dagli altri ed in questo senso ci si può proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando una risposta alle proprie insicurezze relazionali, alla paura del rifiuto ed ai sentimenti di insicurezza; al contrario ci si può mantenere vicini alle persone a cui si è legati affettivamente, gestendo l’ ansia da separazione e la distanza, costruendo un “ponte telefonico” che attraversa infiniti spazi in pochissimo tempo.

Gli adolescenti sono un esempio dell’uso del telefonino come strumento di difesa per affrontare le insicurezze relazionali, sia nella fase di iniziale di conoscenza che in quelle di trasformazione e gestione delle relazioni stesse. Al contrario, i genitori, sono spesso sostenitori del precoce possesso del telefonino da parte dei figli, in quanto trovano nel telefonino una risposta al proprio bisogno di restare presenti nella vita dei figli, usando il cellulare come ciò che è stato definito un “guinzaglio tematico” (Carlini R., Cozzolino G.).

Questo rapporto con lo strumento tecnologico ha con se dei rischi da non sottovalutare. Tra questi c’è la estremizzazione della telefonino-mediazione delle relazioni che vede il cellulare, piuttosto che uno strumento di ausilio per gestire e superare le difficoltà di confronto con gli altri, uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. Così è possibile che la “comunicazione telefonica” diventi un sostituto della “comunicazione reale” , che lo strumento tecnico prenda il sopravvento e finisca per sostituirsi alla realtà, creando e alimentando una equazione “comunicazione telefonica – comunicazione reale”.

Un altro rischio legato al precedente è la possibilità che il contatto-distacco finisca per far idealizzare il referente delle comunicazioni telefoniche o via sms , sulla base di meccanismi di proiezione di desideri che possono innescarsi facilmente su comunicazioni fatte di brevi conversazioni o di pochi caratteri. Così è possibile che con l’abuso di comunicazione via cellulare si finisca per vivere relazioni esclusivamente legate alla sfera mentale-emotiva, che alimentano una frammentazione e un disconoscimento del corpo come irrinunciabile mezzo di contatto nelle relazioni interpersonali.

C’è poi il rischio che la facilità a prendere le distanze, quanto quella ad avvicinarsi, acceleri alcuni processi di distacco emotivo che prima avevano tempi più “umani” rispetto a quelli tecnologici offerti dal telefono mobile, nel corso dei quali gli irrinunciabili scambi faccia-a-faccia potevano portare a riflessioni importanti, oggi spesso impossibili.

Un’altra importante funzione psicologica del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento , assumendo quasi il ruolo di “antidepressivo o ansiolitico multimediale”, nei confronti del quale diviene ben presto facile diventare dipendenti. In questo senso il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro”, che è un’entità sempre a portata di mano. Da ciò nasce un estremo investimento affettivo del telefonino che può trasformarlo in una specie di oggetto-feticcio ed il suo possesso può essere ribaltato verso la dimensione dell’“essere posseduti”, in cui spegnere il cellulare diventa quasi come diventare trasparenti e incapaci di entrare in altro modo in relazione. In tal modo, gli altri e la realtà, mantenuti costantemente presenti, non sono conseguentemente mai vissuti come assenti; ciò genera una mancanza della possibilità di sperimentare la dimensione del lutto e la sua possibile elaborazione , una esperienza centrale per la differenziazione tra “mondo interno” e “mondo esterno” che, soprattutto fra i giovani, può rendere confusi e persino “fusi”, con possibili conseguenze negative sulla capacità di mentalizzazione e di interiorizzare l’altro attraverso la rappresentazione fantastica della realtà. Si rischia di trovare con difficoltà una separazione tra “pubblico” e “privato”, tra “intimo” e “condiviso” , una distinzione che è un aspetto fondamentale per la costruzione della propria identità attraverso lo stabilire dei confini che sono la base delle capacità di entrare in contatto.

dipendenze da internet e cellulare

Ancora una funzione crescente del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per vivere e dominare la realtà, con le sue possibilità tecniche in grado di regalare l’idea di poter essere presente e capace di “fermare il tempo”, con una o più immagini, un’illusione di potere che può essere spinta fino alla sensazione estrema di onnipotenza.

L’età evolutiva è il momento dell’apprendimento delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni, e per questo i rischi dell’abuso di queste funzioni sono maggiori nei ragazzi.
La comunicazione con il telefonino, rischia di diventare l’unica modalità di mettersi in relazione e insieme la sua perpetua possibilità di contatto non stimola né la capacità di controllare il rinvio della soddisfazione dei bisogni che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che si sviluppa nell’attesa.
In tal modo, il pensiero lascia sempre più spazio all’azione, al prezzo dell’incapacità crescente di reggere la lontananza e il distacco, perdendo di vista che essi non sono esclusivamente pesi da alleviare, ma anche spazi che è possibile colmare coltivando quelle importanti dimensioni psicologiche rappresentate dalla fantasia e dalle immagini interiori.
Inoltre, l’abuso della possibilità di superare le barriere spazio-temporali sembra rendere sempre di più approssimativi, ossia incapaci di prendere decisioni e impegni precisi, in virtù della possibilità di rinviare le scelte e gli appuntamenti a momenti successivi di contatto.

Le importanti possibilità di risposta a bisogni psicologici da parte del telefonino sottolineano come l’uso del cellulare si può muovere lungo il continuum “elemento risorsa – fattore di rischio”, in modo simile a molti altri strumenti multimediali.

La dipendenza da telefonino: un fenomeno complesso

Secondo i crescenti studi condotti in tutto il mondo sull’argomento, il “keichu”, come è stato definito in Cina il fenomeno sociale della dipendenza dal cellulare, è un problema che colpisce principalmente i giovani.
L’uso quotidiano e comune del telefonino rende spesso difficile tracciare un confine diagnostico tra “comportamento normale” e “comportamento aberrante”. Per questa ragione, per l’individuazione di tale problematica è importante osservare tanto gli aspetti quantitativi quanto quelli qualitativi del rapporto con il cellulare.
Dal punto di vista quantitativo, si parla di “cellularomania” quando il traffico telefonico di un individuo, costituito da chiamate e sms sia in entrata che in uscita, ammonta all’incirca a 300 contatti al giorno, insieme all’abuso di altre funzioni presenti nel cellulare.

Oltra alla quantità di comunicazioni o al tempo passato al cellulare, si può ipotizzare una “dipendenza da telefonino” quando un soggetto presenta alcuni dei seguenti atteggiamenti-spia:

  • dedica la maggior parte del tempo ad attività connesse all’uso del cellulare (telefonate, sms, giochi, consultazioni, uso di foto-videocamere, ecc.), svolte in modo esclusivo o insieme ad altre attività;
  • mostra sintomi fisici che possono essere collegati all’abuso del telefonino (senso di stordimento, mal di testa, vertigini, dolori al viso o all’orecchio o altri);
  • ha un atteggiamento di estrema affettività verso il telefonino che si evidenzia principalmente con la resistenza ad allontanarsi da esso anche per poco;
  • mostra un uso del telefonino non giustificato da necessità, bensì come strumento per soddisfare bisogni di ordine affettivo-relazionale e come principale mezzo per comunicare con gli altri rispetto ad altre forme di comunicazione;
  • entra in ansia o comunque a sperimentare stati emotivi spiacevoli, se il telefonino è scarico o se non funziona;
  • usa il telefonino come mezzo di protezione e di intermediazione per entrare in rapporto con altri con i quali altrimenti non si riuscirebbe a comunicare in modo diretto;
  • propende ad utilizzare il cellulare come strumento di controllo nelle relazioni sentimentali e affettive;
  • è incapace di mantenere dei momenti di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno;
  • giustifica l’incapacità a staccarsi dal telefonino con l’uso di alibi (es. ragioni di sicurezza);
  • usa il telefonino per controllare alcune paure o insicurezze (paura della solitudine, fobie, crisi d’ansia, ecc.);
  • usa più telefonini, spesso linee separate in base all’utenza (es. lavoro/amici);
  • tiene il telefono acceso anche di notte e talvolta svegliandosi per controllare l’arrivo di short message o di chiamate.

Da alcune ricerche, la “cellularomania” tende a innestarsi ed a manifestarsi soprattutto in relazione agli aspetti più fragili della persona. Se, ad esempio, la persona ha dei problemi di autostima il telefonino, rispondendo al bisogno di compensare tale problema, tenderà ad essere utilizzato come strumento per affrontarlo. Allo stesso modo avviene per le persone con predisposizione alle dipendenze nei confronti delle persone, in cui esso diviene strumento per gestire i bisogni emotivi.
Spesso la dipendenza dal telefonino si associa ad altre tradizionali o moderne dipendenze che sono secondarie alla cellularomania, quali ad esempio la sindrome da shopping, la dipendenza affettiva e la videomania. Queste ultime possono essere considerate conseguenza della “cellular addiction” quando si manifestano in relazione ad essa, ossia rispettivamente con acquisti compulsivi nel settore della telefonia (telefonini, accessori e offerte telefoniche), con l’uso del cellulare per assecondare comportamenti di dipendenza affettiva (controllo e continuo contatto) e con l’abuso di videogiochi presenti tra le funzioni del telefonino stesso.

Gli sms hanno grande diffusione, soprattutto tra i giovani, data le possibilità di conciliare un mezzo di comunicazione economico; attraverso un sms, è possibile esprimere tanto grazie allo sviluppo di un linguaggio sintetico, fatto di abbreviazioni e codici. Questo però rappresenta il vero rischio della dipendenza da sms, soprattutto in età evolutiva. Il linguaggio sintetico rischia di prendere il sopravvento tra le funzioni cognitive ed emotive in via di sviluppo, predisponendo alla strutturazione di una forma di pensiero eccessivamente sintetico.

Quando diventa invalidante per la propria vita, è importante un adeguato intervento sulla dipendenza da cellulare.

Da ciò si evince che l’uso del cellulare è potenzialmente un elemento critico, un rapporto parzialmente controllabile,  ed è per questo che la prevenzione di questa forma di dipendenza è importante quanto l’intervento su di essa nella sua forma più acuta. Esiste la possibilità che, in un periodo particolarmente difficile della vita il telefonino diventi un oggetto su cui canalizzare uno stato di disagio (affettivo, relazionale, ecc.).  E’, quindi, importante strutturarsi in un rapporto equilibrato con il cellulare, limitato nel tempo e capace di autocontrollarsi, concedendosi talvolta qualche pausa dalla sua presenza rassicurante quanto controllante.

Per approfondimenti bibliografici è utile consultare:
AAVV (2005) Nell’era del T.V.T.B. (ti voglio tanto bene). In Benefit, 32, 132 – 136.
Di Gregorio L. (2003). Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonin o, Franco Angeli, Milano.
Guerreschi C. (2005). New addictions. Le nuove dipendenz e, Edizioni San Paolo, Milano.
Lacohèe H., Wakeford N., Pearson I. (2003). A social history of teh mobile telephone with a view of its future . In Technology journal, 21, 203-211.

Contributo Editoriale Dott.ssa Lavinia La Torre Psicoterapeuta Psicologa Bologna

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