Giulia, cyberpsicologa fuggita in Canada

Pubblichiamo la storia di Giulia Corno, laureata in Psicologia che sta per iniziare un tirocinio in Canada della durata di 7 mesi. Superando i soliti ostacoli burocratici è riuscita a realizzare il suo sogno: fare un’esperienza all’estero impiegando le sue energie in un progetto innovativo. In Canada.

Amo l’Italia. Con i suoi profumi, la sua gente, le sue ambivalenze. Eppure mi ritrovo a scrivere queste righe letteralmente dall’altra parte del mondo. Ottawa, Canada.
Non sono mai stata un’appassionata dei climi freddi, quindi non ho scelto di trascorrere i miei sei mesi di Tirocinio Post Laurea in Psicologia per sperimentare l’ebrezza dei meno 40C°. Sono fuggita dal mio Paese? Non proprio.
Questa non è la classica storia di una persona che, non trovando nessun impiego in Italia, salta su un aereo in cerca di fortuna.
Ho vissuto a Busto Arsizio per tutti i miei ventiquattro anni. Ho frequentato l’Università Cattolica di Milano, dove ho studiato Psicologia. Fin dai diciotto anni sono saltata da un lavoro all’altro, piegando la schiena – e l’orgoglio – per raggiungere il mio desiderio più grande: essere indipendente.
Alcuni mesi prima della Laurea Magistrale ho iniziato a pensare a cosa dovevo fare dopo aver trascorso tanti anni nel rassicurante ambiente universitario.

Sì, perché la vita da studente è facile.  Non devi decidere chi vuoi diventare.  Scegli una Facoltà e il gioco è fatto. Prima o poi però arriva il fatidico momento della Laurea. Festeggi la fine di un’era. Brindi alla fine delle giornate trascorse sui libri.  Dopo un periodo di meritata vacanza ti accorgi, però, che manca qualcosa.  Se prima la tua identità era definita – “sono uno studenteâ€�- ora non lo è più. Ti rendi conto che sei da solo davanti alla tua vita che, come un foglio bianco, aspetta solo di essere scritta.

Lo scorso Aprile sono stata invasa da questi dubbi.
“Chi voglio essere?�
Avevo da sempre questo sogno nel cassetto: trascorrere un periodo all’estero, da sola, e possibilmente con un impiego.
Così nella mia testa ha iniziato a formarsi questa idea, che da nebulosa e astratta si è fatta sempre più concreta e vivida.
Avevo sete di esperienze concrete. Provavo un forte desiderio di apprendere esponendomi al massimo, mettendomi finalmente alla prova con la realtà.
In Italia mi erano state offerte sia delle opportunità di lavoro sia di tirocinio. Sono stata tentata di accettarle, ma la volontà di coronare un sogno mi ha portato a declinarle.
Tramite conoscenze accademiche mi sono messa in contatto con questo Professore canadese, una sorta di superstar della Cyberpsychology, l’ultima frontiera della Psicologia.
Mille e più email, telefonate via Skype e un viaggio di due giorni a Bruxelles per incontrarlo di persona.
E finalmente era deciso: avrei potuto trascorre i sei mesi di tirocinio presso il Laboratorio di Cyberpsychology dell’Université du Québec en Outaouais.
Ma la burocrazia italiana non voleva lasciarmi partire.
Ricordo molto bene il giorno in cui mi veniva comunicato che non avrei ricevuto nessun tipo di documentazione necessaria per ottenere il permesso di lavoro temporaneo in Canada.
Ricordo bene di aver trattenuto le lacrime e di aver stretto i pugni per resistere e non farmi fermare da nessuno.
Ora vivo in Canada da due mesi. Più precisamente a Gatineau, un distretto di Ottawa nella provincia del Québec.
Non è stato semplice spiegare a parenti e amici questa scelta. Per accorciare la distanza fisica ed emotiva, ho deciso di aprire un blog, Un cervello in fuga, dove racconto delle imprese canadesi e delle mie avventure tragi-comiche.

A volte l’esigenza di realizzare un sogno, anche se non condiviso, è talmente forte e incalzante, che si è disposti a fare di tutto per concretizzarlo. Ma i sacrifici – e non è una frase stereotipata– vengono ripagati.

Questa esperienza mi offre ogni giorno la possibilità di stupirmi di fronte alle opportunità di vita che si aprono di fronte a me.
Proposte di Dottorato, collaborazioni, ricerche che implicano l’utilizzo di tecnologie come la CAVE – una stanza in cui si è completamente immersi in un ambiente virtuale, impiegata per il trattamento di disturbi quali le fobie e il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)-, pubblicazioni, convegni, tutte occasioni in cui non recito la parte dell’ultima arrivata, ma dove sono protagonista.
Con questa storia non voglio trasmettere il messaggio: “fuori dall’Italia tutto è possibile�.
Stiamo vivendo una crisi economica e sociale in cui la parola “futuro� sembra un’utopia.
Questa crisi non deve però infettare la nostra volontà di perseguire i nostri obiettivi.
A volte cadremo, ci faremo male.
Ma l’importante è non perdere mai la certezza che abbiamo la possibilità di decidere chi vogliamo essere.
In Italia, in Canada o in ogni dove, con le nostre azioni possiamo scrivere la nostra vita.
Il “futuro� non è un’utopia, ma un paesaggio che disegniamo credendo in noi stessi, con i colori della forza di volontà, della passione e del coraggio.

Giulia Corno


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