Anagogia: “Il mio rap tra psicologia e cinema”

Ha scelto il suo nome d’arte a dodici anni, aprendo un dizionario a caso. Anagogia, al secolo Marco Maniezzi, 20 anni, è rimasto colpito da quella parola e l’ha fatta sua. «Mi sono innamorato del significato a prima vista. E poi ho pensato: sarò l’unico al mondo a chiamarsi così». Un nome che, in effetti, non si scorda. Non solo per l’originalità, ma soprattutto perché Anagogia è un rapper che non passa inosservato. Mc e produttore, cresciuto nella provincia di Ferrara, si è avvicinato al rap all’età di dieci anni e, a poco a poco, è diventato parte di quel mondo che vedeva in tv. «Ho scoperto questo genere guardando Eminem su Mtv. Mi sono appassionato sempre di più, fino a scoprire il rap italiano. Ho ascoltato di tutto, dall’underground al mainstream». E dopo i primi pezzi ha cominciato a fare sul serio anche con il freestyle e ha raggiunto dei livelli altissimi. L’anno scorso è riuscito anche ad entrare nella gabbia di Spit, dove ha affrontato rapper altrettanto bravi (a cominciare da Nitro). « Ho iniziato con le battaglie dopo aver chiuso i miei primi brani. Insomma, avevo intuito cosa fosse il rap, ma dovevo migliorare il modo in cui lo facevo. Ho sempre pensato che il freestyle fosse un metodo più veloce dello scrivere pezzi per migliore la tecnica, le rime, la velocità di pensiero. Prima di farlo seriamente ho fatto tante sfide davanti allo specchio. Ora ho un attimo messo da parte il freestyle, ma solo perché sono molto concentrato sulla musica che voglio trasmettere alle persone».  

 

Quando si parla di modelli musicali non ha dubbi.«Sono cresciuto con Mondo Marcio, Lord Bean e Bassi Maestro. Sono anche produttore, quindi mi piace ascoltare qualsiasi genere. Ma ho delle preferenze, ovviamente». Le sue rime hanno impressionato anche la Warner Music, che l’ha messo sotto contratto. «Se vieni scelto da una major inizi subito a pensare che ci sia qualcosa che non va. Una volta che ho realizzato, mi sono informato su come avrebbero voluto lavorarmi in quanto prodotto. Ho visto che avevano intenzione di tenermi così com’ero, come sono e come sarò. Allora mi sono detto: perché no. Posso fare la musica che voglio con qualcuno che può darmi una mano veramente». Il passaggio dall’undergroud al mainstream non è passato sotto silenzio. E non sono mancate le polemiche. «Le critiche ci sono state. Chi le fa non è amante della musica, ma del gossip. Non puoi giudicare un artista senza aver sentito la sua musica e il suo disco, ma solo perché firma un contratto con una major».  

 

Il suo album, comunque, è già pronto. S’intitola Pillole
e vedrà la partecipazione di mc di grosso calibro. L’uscita è fissata a gennaio del prossimo anno . Intanto sono stati svelati due singoli: Panic Room e Champions feat Ensi. «E’ un disco che parla del mio passato. Di quando ero ragazzino e non seguivo troppo le regole. Di solito non racconto mai quello che mi è successo, ma la musica per me è uno sfogo. Ci saranno molti pezzi che parlano di psicologi. Ne ho frequentati parecchi perché ho avuto diversi problemi in famiglia».  

 

Nella sua musica oltre alla psicologia c’è tanto cinema, come si intuisce dal titolo del suo secondo singolo Panic Room, un famoso film di David Fincher. E i suoi testi sono pieni di riferimenti al fantasy e alla fantascienza. «Traggo ispirazione dal senso che i film ti lasciano addosso. La cinematografia come la musica è un mezzo potente per dare alla gente un’ideologia o un modo di pensare nella vita. Lanciano messaggi molto forti. Il mio film preferito è Shutter Island. Per quanto riguarda i registi adoro David Lynch e Martin Scorsese».  

 

Anagogia più che un cantautore moderno si sente un artista, nel pieno senso della parola. «È un termine sottovalutato. Molti si dichiarano artisti facendo qualcosa che non è arte. E altri che sono veramente artisti non si definiscono così». È lui, al contrario di tanti, è un artista che non ama fare polemica, anche quando deve rispondere a domande spinose come quella sulle critiche a Emis Killa ai BET Hip Hop Awards. « Sinceramente, come ogni persona al mondo, avrei voluto che ci andasse il mio artista preferito. Ma, dato che non è andata così, sono stato felice che ci fosse Emis. Meglio lui che nessuno».  

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