Ricerca omofobia, venerdì 6 novembre il convegno a Modena

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È il risultato dell’indagine promossa dal Comune su omofobia e sessismo. L’assessora Caporioni: “Una base concreta per orientare le prossime azioni di sensibilizzazione” 

Modena è una città accogliente nei confronti delle persone omosessuali? Abbastanza, secondo la percezione degli stessi modenesi che, per la quasi totalità, pensano che gli omosessuali debbano essere liberi di vivere la loro vita come desiderano e ritengono che la tutela dei loro diritti non rappresenti una minaccia per la famiglia tradizionale. È questo il dato che riassume i risultati della ricerca su sessismo e omofobia a Modena, promossa e realizzata dal Comune in collaborazione con il dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, dalla quale emerge anche che i punteggi di omofobia dei modenesi sono più bassi rispetto alla media nazionale.

L’indagine, i cui dati sono stati raccolti lo scorso maggio e che sarà presentata in un convegno al Baluardo venerdì 6 novembre, ha coinvolto 1.533 modenesi (348 intervistati telefonicamente e 1.185 online), numero che consente un’attendibilità statistica molto significativa. Il campione era proporzionato alla popolazione modenese tra i 18 e i 74 anni per età, genere, titolo di studio, professione, numero dei componenti della famiglia e quartiere. Il questionario proposto riprendeva in larga parte l’analoga indagine Istat del 2011 (da cui deriva anche la scelta della fascia d’età coinvolta) per poter avere un elemento di riferimento e di confronto ma, come sottolinea Ingrid Caporioni, assessora alle Pari opportunità del Comune di Modena, “quella di Modena è la prima indagine mai condotta sugli abitanti di una singola città. Abbiamo voluto farla per avere elementi concreti di conoscenza sulla percezione delle discriminazioni legate al sesso e all’orientamento sessuale e sui livelli di accoglienza della città. Sulla base della situazione reale del nostro comune – prosegue l’assessora – potremo quindi orientare le prossime azioni di sensibilizzazione, elaborate insieme al tavolo di lavoro con le associazioni Lgbt del territorio, istituito dall’assessorato alle Pari opportunità all’inizio della legislatura”.

Come spiega Vittorio Martinelli, sociologo che con l’Ufficio organizzazione, qualità e ricerche del Comune ha realizzato la ricerca insieme anche al professor Luca Pietrantoni, psicologo dell’Università di Bologna, un dato che emerge in modo evidente “è il fortissimo riconoscimento dei diritti altrui anche nei casi in cui non c’è approvazione, e tanto meno condivisione, delle scelte e del modo di vivere delle altre persone. E questa è una caratteristica importante di Modena, componente rilevante del capitale sociale”.

Le domande poste nel questionario erano divise in due categorie: da una parte si chiedeva agli intervistati di raccontare quello che vedono e cioè quanto, secondo loro, Modena sia accogliente o discriminante. Dall’altra invece di esprimere il proprio pensiero sui diritti delle donne e degli omosessuali. Dai risultati si evidenzia che i giovani hanno più familiarità con i temi dell’omosessualità, hanno più spesso amici, familiari o colleghi omosessuali e mostrano convinzioni più egualitarie. “È un indice – sottolinea il professor Pietrantoni – delle trasformazioni sociali in atto e del cambiamento di opinioni a livello intergenerazionale. I modenesi sono consapevoli che la discriminazione è un rischio reale, in particolare per le persone transessuali in ambito lavorativo, ma ritengono che la città sia abbastanza accogliente e questo significa che si potrebbero implementare azioni sociali per rendere la città ancora più inclusiva”.

Se i giovani dichiarano più spesso di conoscere persone omosessuali, a mostrare una maggiore sensibilità nel riconoscere le discriminazioni sono le persone della generazione tra i 55 e i 64 anni, che hanno vissuto altre stagioni di forte attenzione sociale sui diritti, e le donne (in quanto a propria volta oggetto di discriminazione). Le donne, inoltre, secondo i modenesi, sono maggiormente discriminate, rispetto agli omosessuali, sia nella possibilità di trovare lavoro che in quella di fare carriera.

Per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti, quattro persone su cinque ritengono che una coppia dello stesso sesso debba avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale, soprattutto per quanto riguardi i diritti economici, e due su tre si dichiarano pronti a difendere i diritti di un loro familiare gay o lesbica. La maggioranza è favorevole al matrimonio omosessuale (il 73 per cento esprime un voto superiore a 6 nella scala di accordo 1-10) mentre sull’adozione la città si divide quasi a metà ma con una prevalenza dei contrari (il 44 per cento esprime voto da 6 a 10, mentre il 50,7 per cento esprime voto insufficiente tra 1 e 5). Quasi tutti sono contrari all’idea di nascondere l’omosessualità, ma per molti sarebbe meglio che fosse espressa con discrezione.


Dalle 9.30, al Baluardo, la giornata per approfondire i risultati dell’indagine. Nel pomeriggio, incontro partecipato con i cittadini e le associazioni del territorio

Si svolge venerdì 6 novembre, al Baluardo della Cittadella (piazza Giovani di Tien An Men, 5), il convegno “Omofobia e sessismo a Modena”, la presentazione della prima indagine realizzata in una città su accoglienza e discriminazioni legate al sesso e all’orientamento sessuale.

Il convegno si aprirà alle 9.30 con i saluti da parte del sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e dell’assessora alle Pari opportunità Ingrid Caporioni. Dalle 10, Vittorio Martinelli, sociologo dell’ufficio Organizzazione, qualità e ricerche del Comune di Modena, presenterà i risultati dell’indagine. A seguire, Luca Pietrantoni, professore del dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna interverrà sul tema “Composizione sociale, variabili anagrafiche, gruppi di appartenenza. Come cambia l’atteggiamento dei cittadini nei confronti dell’omofobia e del sessismo”. Del ruolo della Regione Emilia Romagna nelle politiche antidiscriminatorie parlerà Emma Petitti, assessora regionale alle Pari opportunità, mentre Paola Liaci, rappresentante Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori della Polizia di Stato e dirigente della divisione Anticrimine della Questura di Modena, interverrà su “La sicurezza contro gli atti discriminatori”.

Maria Clelia Romano, della direzione centrale dell’Istat, farà il punto sulle ricerche italiane ed europee su omofobia e sessismo e, di seguito, Silvia Menabue, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Modena, approfondirà il ruolo della scuola nell’educazione alla tolleranza. La mattinata sarà chiusa da Cristina Mussini, direttrice della Scuola di specializzazione in Malattie infettive e tropicali dell’Università di Modena e Reggio Emilia con una relazione su “Informazione e prevenzione per garantire le pari opportunità”.

Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, si aprirà il confronto partecipato con i cittadini e le associazioni del territorio. Coordina l’assessora Caporioni e partecipano Vittorina Maestroni, Centro documentazione donna; Laura Piretti, Udi; Maria Raffaella Pinto, Differenza maternità; Gabriella Alboresi, Casa delle donne contro la violenza; Zighereda Tesfamariam, Donne nel mondo; Giovanna Zanolini, Gruppo donne e giustizia; Simone Zaminer, The International Woman's Association Iwa; Mirella Guicciardi, Cpo del Comitato unico per le professioni; Tindara Addabbo, Cug dell’Università di Modena; Alberto Bignardi, Arci Gay; Antonella Parrocchetti, Agedo; Elena Apparuti, Famiglie Arcobaleno; Dario Pavia, MoreGay; Tania Guiducci, Rete genitori Rainbow.

Sono previsti interventi e testimonianze di Manuela Corazza, Comune di Bologna, partner rete Ready; Tamara Calzolari, Cgil-Cisl-Uil; Vladimir Luxuria, scrittrice, attrice, conduttrice televisiva.

Per informazioni: pariopportunita@comune.modena.it; tel 059 2032428; www.comune.modena.it/pari-opportunita.

Il convegno è accreditato dall’Ordine dei Giornalisti e dall’Ordine Avvocati di Modena.

 

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