Depressione senile: come riconoscerla e curarla

Con la consulenza del prof. CLAUDIO MENCACCI, Presidente nazionale della Società Italianadi Psichiatria e direttore del Dipartimento di Salute Mentale Fatebenefratelli di Milano.

“La depressione colpisce circa il 20% delle persone di età superiore a 65 anni. La maggior parte di coloro che soffrono di depressione in età senile ha, però, già avuto episodi depressivi nel corso della propria vita. Per alcuni invece la depressione si manifesta per la prima volta in età molto avanzata, anche oltre agli ottanta o novant’anni” spiega ilprofessor Mencacci. Ma quali i sintomi della depressione? “Si va dalla mancanza di energia, alla perdita d’interesse per qualunque attività quotidiana - prosegue Mencacci - dai disturbi del sonno allo scarso appetito; dal pianto frequente ed eccessivo alla difficoltà di concentrazione; dall’irritabilità a continui e ossessivi pensieri tristi e di morte. A volte, però, quando si chiede a un anziano se si senta depresso, la risposta potrebbe anche essere negativa, perché chi ne soffre non sempre ha coscienza del proprio stato reale di salute. Un indizio per sospettare la presenza di depressione potrebbe comunque essere una continua e costante sequela di lamentele somatiche e la tendenza costante a pretendere aiuto e comprensione”.

 

Come distinguere la depressione dai sintomi di uno stato generale di tristezza che spesso accomuna chi è un po’ in là con gli anni?

“Sicuramente la durata. La tristezza e il dolore sono reazioni temporanee, perfettamente normali di fronte a inevitabili perdite subite o a dure prove della vita. Ma tendono a risolversi con il tempo e non durano mesi. La depressione richiede l’intervento esterno di un esperto e deve essere monitora e curata da specialisti. Una depressione non curata potrebbe, infatti, rendere sempre più difficoltosa la vita dell’anziano e indebolire il sistema immunologico, che rende la persona che ne soffre più esposta ad altre malattie. È questo un effetto secondario che viene spesso riscontrato negli anziani”.

 

I sintomi della depressione negli anziani sono differenti da quelli nei giovani?

“In parte sì. La depressioni negli anziani non è caratterizzata da tristezza espressa, ma più spesso da ansia, problemi cognitivi della memoria, confusione, difficoltà di socializzazione, perdita dell’appetito, insonnia, irritabilità, in alcuni casi, deliri e allucinazioni. Sono questi, sintomi che difficilmente caratterizzano la depressione giovanile, in cui prevale la tristezza, il senso di apatia e stanchezza cronica”.

 

Quali sono le cause?

“Come sempre, in ambito medico e psicologico, sarebbe più corretto parlare di concause. La depressione può essere in contemporanea con una malattia grave, come per esempio un tumore, il diabete, le malattie cardiache, gli attacchi cardiaci o il morbo di Parkinson o ictus, artrite reumatoide. Sono due patologie presenti contemporaneamente e la depressione ne peggiora gli esiti, la qualità e quantità di vita. Vi sono diversi fattori di rischio evidenziati quali: sesso femminile; lutto recente; disabilità; scarso supporto sociale; presenza di una malattia fisica cronica; micro lesioni vascolari.
Sta di fatto che la depressione tende a ripetersi nelle famiglie e la predisposizione è spesso trasmessa dai genitori ai figli. Quando viene rilevata questa predisposizione genetica, altri fattori come stress prolungati, perdite di familiari o drastici cambiamenti dello stile di vita (per esempio il pensionamento) possono innescare la malattia depressiva. Anche alcuni farmaci, assunti per la cura di patologie croniche dell’anziano, possono facilitare la comparsa della depressione”.

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