Ansia e angoscia, come contrastare l’effetto catastrofe

Pare incredibile a dirsi o a sostenersi ma si può anche arrivare ad imparare a gestire e controllare il proprio dolore agendo su fattori psicologici e sociali, come ansia, stress, ambiente familiare e lavorativo. A sostenere queste tesi non sono cartomanti o ciarlatani ma gli esperti medici professionali in occasione del quattordicesimo Congresso Mondiale sul Dolore, che si è recentemente tenuto a Milano.

La tendenza a rimuginare sul proprio dolore porterebbe, infatti, a enfatizzarlo e ingigantirlo e quindi a rendere il soggetto colpito particolarmente incline ad auto produrre le sensazioni di dolore, di smarrimento, di angoscia. Applicando una metodologia pratica, che è possibile imparare senza grandi sforzi, ognuno di noi può trovare quella giusta strategia per ridurre l’intensità con cui sta vivendo una fase particolare della propria vita. In pratica attraverso la battaglia personale per contrastare “l’effetto catastrofe”,  l’individuo riscopre ottimi risultati sul piano emotivo. Da qui il superamento di fasi depressive lunghe e totalmente nocive per i devastanti effetti sociali che comportano nei rapporti interpersonali e magari lavorativi o aziendali.

Numerosi studi scientifici evidenziati in sede congressuale dimostrano che nella fascia compresa tra il 7 e il 31% del dolore percepito il comportamento “rimuginante” sarebbe scatenante per le successive sensazioni di angoscia e di dolore. La nuova frontiera degli interventi psicosociali passando attraverso Internet e le tecnologie telematiche può aiutare con applicazioni che comprendono attività guidate di rilassamento, consulenza on line, percorsi motivazionali,  a far comprendere meglio il ruolo che i pensieri, le sensazioni e i comportamenti possono avere sulla percezione del dolore. Con sessioni dedicate a mantenere le competenze acquisite che evitino pericolose ricadute si arriva addirittura alla guarigione esclusiva. L’impiego della telematica in questo campo sarebbe la carta vincente per  facilitare una migliore risultanza della gestione di vita quotidiana.

“L'obiettivo -  ha affermato Francis Keefe, docente di psichiatria e scienze comportamentali, psicologia e neuroscienze, anestesiologia e medicina, presso il Duke University Medical Center - è quello di agire sui fattori psicologici e sociali che peggiorano il dolore come stress, ansia, ambiente lavorativo e familiare, status e condizione economica etc. Gli studi esistenti hanno evidenziato i benefici dei percorsi cognitivi, motivazionali ed emotivi messi a punto per aiutare il paziente ad accettare e gestire il proprio dolore senza esasperarlo”.

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