Abitudini, stare insieme, liberare l’ansia Così si batte il trauma …

Quanto è difficile convivere con il terreno che si muove più volte al giorno e tutto intorno dilagano spaventi e crolli?
Per chi sta affrontando il terremoto in Emilia, sono tanti i problemi da gestire, non solo pratici ma anche psicologici, come il disturbo post traumatico da stress, la depressione, la paura dei bambini e vecchi lutti che tornano alla memoria.

Per dar loro una mano ad affrontare tutto questo, vari psicologi dell'emergenza hanno predisposto alcuni aiuti. Secondo il gruppo di ricerca in Psicologia dell'Emergenza dell'università di Bologna, che ha realizzato un opuscolo, può essere utile raccontare la propria esperienza, anche per scritto o social network, cercare informazioni sul terremoto ma senza esagerare, pensare agli aspetti che danno speranza, mantenere le proprie abitudini, dedicarsi ad attività piacevoli, fare attività fisica e esercizi di rilassamento, aiutare gli altri e non isolarsi.

Nella vita dei campi ci sono molti problemi pratici da gestire, come ad esempio quello della convivenza tra varie etnie, con culture, religioni e cucine diverse che devono convivere insieme. E anche calmare i bambini a ogni scossa che arriva.

"È importante che i figli non vedano le madri spaventate - spiega Donatella Galliano, vicepresidente della Federazione degli psicologi per i popoli -. I segnali d'allarme di disagio nei più piccoli sono cambiamenti nel sonno, nel cibo, il pianto, isolamento e iperattività. È importante farli sfogare con attività ludiche, in modo da liberare l'ansia. Negli adulti può esserci invece la riattivazione di vecchi lutti".

 Altro aspetto importante è quello di non allontanarsi dal proprio paese. "Dopo il terremoto dell'Aquila - racconta Adima Lamborghini, pediatra di Pescara - il problema principale è stata l'indisponibilità di spazi. Il terremoto aveva spazzato via scuole, piazze e punti di ritrovo".

Molte famiglie aquilane, andando sulla costa, ospiti in alberghi, "hanno perso le radici con la loro terra e hanno vissuto con la paura di non ritornarvi - aggiunge -. I bambini da un giorno all'altro hanno visto la famiglia dispersa, perso la loro quotidianità. Chi è rimasto invece, pur con i disagi della vita in tenda, ha vissuto meno questo distacco psicologico. E qui in Emilia la gente sta rimanendo, molti si conoscono anche nella tendopoli e ciò aiuta". 

Secondo uno studio dell'Istituto superiore di sanità, 14 mesi dopo il sisma dell'Aquila ha riscontrato un aumento dei sintomi depressivi e del disturbo post traumatico da stress: in precedenza era dello 0,4%, mentre noi abbiamo rilevato nella popolazione dell'Aquila del 4%, 10 volte di più".

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